12.11

Un lock down

torinese

È il 2 Novembre e in un batter d’occhio mi sembra di essere tornata alla primavera scorsa. Come succede ormai da un anno a questa parte, le cose cambiano velocemente e nessun piano è più una certezza. Ieri Boris Johnson ha annunciato un inaspettato lock down inglese e poco dopo sono arrivate le parole di Conte. La situazione sta per cambiare anche in Italia e capisco che, proprio come a Marzo, non ho troppo tempo per pensare. Faccio di fretta le valigie e prenoto un volo per Torino.

Da qui ha inizio il nostro lock down, stavolta non romano ma bensì torinese. Irene che studia a Torino, mi aspetta per un ultimo pranzo prima che il Piemonte diventi zona rossa. Decidiamo di viverci l’ultimo giorno di libertà in grande stile, togliendoci un sassolino dalla scarpa: mangiare dei buoni tajarin al tartufo bianco (link Turin). Il giorno dopo ci svegliamo con la notizia che speravamo: abbiamo ancora un altro giorno per goderci la città. Ed è subito voglia di pizza!

Torino non è conosciuta per la sua pizza ma da qualche anno a questa parte, sono arrivate anche qui le pizzerie più famose di Milano e Napoli. Decidiamo di provare Da Zero, la classica pizzeria che su Instagram ti fa sognare con le foto dei suoi sofficissimi cornicioni e ricchi condimenti. Siamo così su di giri che ci sembra di andare ad assaggiare la nostra prima pizza, ed è con questo spirito che la guardiamo arrivare al nostro tavolo. Abituate ai leggendari fritti romani, che dal baccalà ai fiori di zucca sono quasi più protagonisti della pizza, non veniamo stupite dalla scelta degli antipasti. L’impasto della pizza invece, era soffice proprio come sembrava in foto, mentre la materia prima poco saporita. Questo non ci ha ovviamente, fermate dall’ordinarle una terza, la quale a sua volta, non ci ha fermato dal concludere la giornata con l’iconico gelato di Torino.

Alberto Marchetti è forse, anzi senza dubbio, il nostro gelataio preferito e in autunno compie la sua magia: il gelato al marron glacé. Al primo assaggio ti ricordi esattamente quello che hai pensato l’ultima volta: è il gelato più buono del mondo. Avvolgente, dolce e dall’incredibile consistenza, il gelato di Marchetti alle marroni è la nostra vera ossessione torinese. Diciamo che basterebbe come motivo per venire a Torino almeno una volta all’anno, per il resto della vita. Perché quando arriva l’autunno, non possiamo non pensare a quel gelato ai marroni.

Dopo aver ordinato tre coni a testa e con la sensazione di aver decisamente esagerato, torniamo a casa, soddisfatte ma distrutte. Da qui iniziamo a pensare ai modi per continuare a scoprire Torino e i suoi sapori pur restando a casa. Ovviamente le opzioni sono due: cucinare o ordinare. Cucinare ci piace molto, ordinare a casa un po’ meno e quindi la risposta ci viene naturale. Iniziamo a fantasticare sugli ingredienti da provare, le botteghe e i mercati da cui acquistare e decidiamo di metterci alla prova. Il nostro obiettivo non è quello di cucinare ricette elaborate, ma piuttosto quello di non lasciare Torino senza aver sfruttato ogni suo ingrediente. Tartufi, funghi, topinambur, fassona, plin e agnolotti sono fra le prime cose che ci vengono in mente.

risotto ai funghi porcini

tartare di fassona

tajarin al tartufo

pappardelle funghi e tartufo

Horas e Greek Food Lab:

Delivery day

Scelta ardua

molto ardua.

Sono mille i posti che volevamo provare a Torino, una cosa che ci ha sempre affascinato di questa città è il suo essere tradizionale e al tempo stesso cosmopolita. Da una parte le madamin torinesi e le storiche piole, dall’altra una vivace popolazione etnica e i kebbabari. Ammettiamo di non essere grandi esperte di cucina etnica ma anche di diventarne sempre più curiose. Per questo motivo, se le nostre ultime scelte di ristoranti pre-lock down sono state tradizionalissime piola e pizzeria, la nostra scelta di delivery è finita su kebab e pita greca.

Horas è un’istituzione torinese, il classico kebbabaro da cui finisci a tarda notte e da cui torni il giorno dopo. Semplicemente perché è troppo buono. Insomma l’Alì Babà di Torino. Il nostro primo stop è proprio da lui, che ci accoglie scontrosamente ma ci prepara la sua famosa piadina arrotolata. Buona, ma Alì Babà rimane Alì Babà.

Fortunatamente a solo qualche passo si trova la nostra seconda tappa, Greek Food Lab. Prendiamo due pitas, decisamente più care e dalle porzioni davvero modeste. Con il bottino in borsa torniamo a casa, e con un po’ di immaginazione mangiamo pitas e kebab come fossimo sedute in Via Berthollet. Insomma, tra buoni ingredienti e un delivery un po’ diverso, sentiamo di essere riuscite nell’impresa di lasciare Torino avendo assaggiato le sue specialità. L’opera non è sicuramente conclusa e sono ancora tanti i sassolini nelle scarpe che vorremmo toglierci, come un bel giro gastronomico nelle Langhe o un pranzo a Piazza Duomo.. magari per la laurea, chissà.

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