senigallia

il nostro viaggio a Senigallia,

la cittadina stellata sul lungomare marchigiano

Il giorno del nostro ventesimo compleanno, siamo a Londra, quando decidiamo di festeggiarci in modo diverso. Prenotiamo un tavolo in un ottimo ristorante indiano di cui ci aveva parlato nostro fratello, che a quanto pare, aveva mangiato lì l’agnello più buono della sua vita. Si tratta di un piccolo gioiello nel cuore di Marylebone, uno di quei ristoranti che possono trovarsi solo a Londra per il suo design elegante e i prezzi esorbitanti. Quando ripensiamo a quella serata ci spunta subito un sorriso, eravamo totalmente impreparate sia al servizio pomposo di uno stellato che all’estrema piccantezza del cibo indiano. Da quel giorno, è iniziata la tradizione di regalarci ad ogni Natale e compleanno, una cena in un bel ristorante. È il regalo più bello, quello di trovarci sedute ad una delle tavole che abbiamo tanto studiato e immaginato. Più bello di ricevere qualsiasi altro oggetto.

L’anno dopo è seguita una bustina satinata contenente un invito a pranzo all’Osteria Ferdinanda, e quello dopo ancora, una serie di indizi che portavano alla parola Zia, un ristorante a cui pensavamo di andare già da un po’ di tempo.  Per questo compleanno, invece, abbiamo fatto una piccola follia, comprando due biglietti per New York. Volevamo esplorare una realtà culinaria diversa, che ci avrebbe divertito sperimentare e confrontare con quella di casa.

Ma, all’improvviso, il Covid si è messo tra di noi e l’America, ed è diventato più imponente di un oceano. Non ci siamo scoraggiate, abbiamo continuato a pensare in grande, solo un po’ più vicino. Come alternativa, pensiamo subito a Tel Aviv, una città che ci ha stregate con la sua spiaggia, la sua anima tradizionale ma soprattutto quella giovane e alternativa. Dopo esserci state qualche giorno la scorsa estate, ci eravamo ripromesse che saremmo tornate per scoprire più a fondo i suoi luoghi e la sua cucina. Ma nulla, anche questo si è rivelato un piano troppo complicato. Ci pensiamo un pochino e ci viene subito in mente la Barcellona. Ed è subito pan tomate, tapas e lungomare. Già ci vediamo sedute al Tickets, con gli occhi sgranati davanti a qualche trucco di magia e oliva sfericata. Ma nulla, l’Europa chiude. Dobbiamo cambiare prospettiva, non pensiamo più alla città e alla sua cucina. Restringiamo il campo, capendo di doverci porre una domanda differente: chi è il cuoco e il ristorante che sceglieremmo tra tutti? La risposta arriva sincronizzata: Uliassi, senza dubbio. Lo seguiamo da tempo e abbiamo sempre sognato di degustare i suoi menù di caccia come quelli di mare; una cucina classica e al tempo stesso rivoluzionaria. Ci affrettiamo a prenotare e speriamo che almeno questo sogno non ci scappi dalle mani. Un mese dopo, arriva finalmente il grande giorno. Inizia il viaggio verso Senigallia, che dopo varie quarantene, sembra più lontana di New York. O comunque collegata peggio.

Il paesaggio è quello di una cittadina marittima a fine stagione estiva. L’aria è calma, silenziosa, l’odore del mare pungente. La prima cosa che viene in mente è la fortuna di trovarsi in quel luogo fuori stagione, per poterlo vedere nella sua dolce veste autunnale, nella sua quotidianità. Grandi palazzoni vuoti si riflettono sul mare, stabilimenti chiusi lasciano il ricordo di partite di carte e coni gelato. Ciò che rimane è la vita lenta e profonda degli abitanti del posto, li vedi passeggiare la mattina presto con i cani al guinzaglio e le scarpe da ginnastica che sprofondano nella sabbia. Ad un primo sguardo, la città sembrerebbe ferma nel tempo, in bilico tra i suoi hotel anni Settanta e i ricordi del passato. Ma aguzzando la vista, ascoltando le storie dei locali e inoltrandosi tra le sue strade, si scopre molto di più. Senigallia è viva, è sul pezzo e non sembra intenzionata a restare indietro neanche di un passo. Il paradosso è proprio questo, da una parte si tratta di una piccola cittadina di mare, collegata male e frequentata da famiglie in cerca di un’estate tranquilla. Dall’altra, Senigallia risponde all’appello, ha saputo reinventarsi e resuscitare l’antico fermento marchigiano. Tante sono le figure che si affiancano nel tentativo di renderla una città in cui andare con un obiettivo ben preciso: scoprire il ricco panorama gastronomico che la distingue. Due sono i protagonisti di questa impresa, due sono i nomi che qui echeggiano come fossero leggenda: Mauro Uliassi e Moreno Cedroni.

Viene naturale chiedersi se sia una coincidenza o meno che una città di qualche migliaio di abitanti abbia ben quattro stelle Michelin. Probabilmente, non avremo mai la risposta, ma quello che sappiamo per certo è che il lavoro dei due chef stellati ha avuto il potere di influenzare l’intero panorama culinario di Senigallia. L’aver alzato di così tanto l’asticella, ha stimolato i ristoratori del luogo a fare sempre meglio, per tenere il passo con il fenomeno gastronomico che si stava consumando intorno a loro. Con il loro talento e la loro fama, Uliassi e Cedroni avrebbero potuto aprire un ristorante in qualsiasi altro luogo, ma entrambi hanno deciso di rimanere fedeli alle loro origini. Hanno capito che non sarebbero dovuti emigrare per raggiungere determinati risultati, ma piuttosto, che proprio il raggiungimento di questi avrebbe mobilizzato esperti e appassionati da tutto il mondo verso la loro piccola città di mare. Perchė per assaggiare la loro cucina vale la pena mettersi in viaggio, proprio come abbiamo fatto noi. Questo gli ha permesso di dare vita ad un fenomeno incredibile, innalzando il livello di una cucina popolare neanche così conosciuta fino agli anni Settanta, elevandola allo status di cucina d’avanguardia. Senigallia è oggi una delle scene gastronomiche di primo piano in Italia, e sicuramente rappresenta il fenomeno più curioso. La sua, è una storia da raccontare, perché il suo è un percorso un po’ al contrario: rispetto a tante altre realtà in Italia, non è la ristorazione ad essere partita dal luogo, ma è il luogo a ripartire grazie alla ristorazione. Se per esempio, possiamo trovare una spiegazione dietro allo slancio culinario di altre piccole realtà come quella di Alba, nella ricchezza del suo territorio e nella presenza della corte reale, il caso di Senigallia rimane un mistero. Si tratta di una città di pescatori e commercianti, che hanno sviluppato tradizioni semplici e popolari e una cucina di matrice povera. La piccola città marchigiana non vanta alle sue spalle una raffinata cultura culinaria, ma sta oggi facendo la storia del paese intero. Mauro Uliassi e Moreno Cedroni sono in prima linea nella brigata dei più celebri e incisivi chef italiani nel mondo. Condividono questo ruolo insieme alla loro piccola città natale, che con il suo fascino poetico e la sua gente genuina, gli ha tramandato il rispetto per la tradizione che uno segue, e l’altro stravolge.

l’angolino sul mare

È una giornata di inizio ottobre, quando, dopo cinque ore di viaggio, arriviamo a Senigallia e trasciniamo stanche le nostre valige verso l’Hotel. Avevamo deciso di mangiarci un panino al volo, ma all’improvviso, vediamo un’insegna: l’Angolino sul mare. Avevamo trovato il nome del ristorante durante le nostre numerose ricerche su dove mangiare a Senigallia ed ora ce lo troviamo davanti, casualmente, proprio di fronte al nostro Hotel. Ha l’aspetto di un’oasi felice a cui non potevamo resistere, per cui ci fiondiamo dentro e chiediamo se fosse possibile pranzare nonostante l’ora tarda. La cucina era sul punto di chiudere ma promettono di tenerla aperta per un altro quarto d’ora. Corriamo in hotel, facciamo il check-in più veloce della storia e senza neanche riprendere fiato, ci lanciamo verso il nostro primo pranzo sul lungo mare di Senigallia. 

L’anima della città traspare ad ogni boccone, i piatti sono semplici, saporiti ed eleganti. Ci innamoriamo subito della gente accogliente e della cucina di mare, così fresca e genuina. Il proprietario del ristorante ci rivela che abbiamo appena sfiorato lo chef Uliassi, che è un uomo abitudinario ed ogni venerdì, giorno di riposo, viene a pranzo con il figlio. Subito ci caliamo nell’atmosfera della cittadina, grazie ad un buon bicchiere di Verdicchio e al tono calmo con cui il signor. Nicola ci racconta di Senigallia e dei due chef, Uliassi e Cedroni, che ne stanno facendo la storia. 

nana bistrot

Il giorno dopo abbiamo una prenotazione in un posto di cui eravamo curiose ma anche un po’ scettiche: Nanà Bistrot. Ovviamente, è questo il bello della ristorazione, nulla è mai come te lo aspetti. Infatti, scopriamo che nel centro storico di Senigallia si nasconde una piccola gemma. Entrate nel ristorante, ci sembra di aver fatto un viaggio nello spazio ed esserci catapultate a Londra, New York o in qualche altra metropoli. Il locale è piccolo, minimal ma con una serie di elementi che ti fanno sentire nel posto giusto, qualsiasi cosa andrai a mangiare. Nonostante le grandi vetrate che danno sulla strada, la sala è molto accogliente e arredata con gusto. 

Il locale è strapieno. La sala intima non lascia molta privacy e viene quasi naturale buttare un occhio sul vicino di tavolo. Il nostro sguardo si sofferma sulla coppia di signori seduti a qualche centimetro da noi, sono molto eleganti ed hanno un ché di speciale. Tra i loro piedi c’è un cagnolone bianco tutt’altro che timido che cerca di rubare qualcosa dal mio piatto, io e la signora scherziamo e ci lanciamo due battute. Inizia poi la cena di cui ricordo un susseguirsi di piccoli momenti speciali e deliziosi. Dal nome fino al menù, il richiamo alla Spagna è più che evidente e noi decidiamo di cedergli totalmente. Tra arroz, pata negra e sangria ci si perde tra Senigallia e Barcellona. Una volta tornate in hotel, ci prepariamo per il pranzo del giorno dopo da Uliassi e tra i vari articoli, spunta una foto in cui riconosciamo proprio la coppia di signori, seduta a cena accanto a noi. Scopriamo essere Katia Uliassi, sorella dello chef, e il marito Mauro, capo brigata nella cucina stellata. Senigallia è piccola, tutti si conoscono, i luoghi in cui andare a mangiare alla fine sono due, tre, ma sono di un livello altissimo e si inseriscono all’interno di una rete di ristoratori che si sostengono a vicenda.

Gelateria Brunelli

L’ultima sera, sfinite dopo tre giorni degustativi particolarmente intensi, passeggiamo per Senigallia con l’ultima esperienza da fare: assaggiare il gelato più premiato d’Italia, che anche quest’anno è stato premiato con i tre coni del Gambero Rosso e altri diversi riconoscimenti, quello di Paolo Brunelli. Il maestro gelatiere si pone come terza figura di rilievo del panorama di Senigallia. Anche il suo lavoro infatti, proprio come quello dei suoi due colleghi, viene alimentato da un forte spirito innovativo e sperimentale. Le sue creazioni hanno …. Senigallia non si risparmia in nessun campo e accanto a ristoranti stellati e bistrot moderni, sviluppa anche l’arte del gelato d’autore. Si, perché anche il gelato, piacere sicuramente più accessibile rispetto alla cucina stellata, può inserirsi a pieno nell’ambito gourmet. Onestamente, non rimaniamo stupite dai coni, forse non era la serata giusta, ma i gusti non ci sembrano di un livello così più elevato/distante di quelli di altre gelaterie della stessa fascia.

La città unisce l’intimità e la grande accoglienza di una piccola provincia con il savoir faire e l’avanguardia di una città moderna.


“una delle cose più difficili

da fare e` creare

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