food tour Modena

Modena,

il paradiso della tradizione

Giugno 2020, è finita la quarantena da ormai un paio di settimane e inizia un’estate decisamente diversa. Forse non fatta di grandi viaggi, mete lontane, grupponi di amici e cose di questo genere, ma non era neanche quello che volevamo o di cui avevamo bisogno. Dopo giorni e giorni, precisamente 240, trascorsi vedendo il sole dal terrazzo, sfornando torte e ordinando pizze su pizze, sognavamo semplicemente di riprenderci quei piccoli piaceri che avevamo dovuto mettere da parte. Volevamo un biglietto del treno e una meta familiare dove passare qualche giorno di totale spensieratezza. Modena non è solo il luogo dove ho abitato per un anno e in cui mi sento a casa, ma è anche il piccolo paradiso gastronomico di ogni amante della cucina. Per questo, abbiamo pensato fosse il luogo giusto per guardare il sole un po più da vicino. Prendiamo un treno, una piccola casetta in centro e iniziamo un viaggio che per assurdo, data la la sua semplicità, si è rilevato essere uno dei più stravolgenti. 

È li infatti, che abbiamo capito di voler sviluppare la nostra passione e quanto il mondo della cucina ci affascini realmente. Ovviamente, da brave bilance, per lo più rinchiuse in casa, tutto era stato organizzato in largo anticipo, anche perché Modena può metterti in difficolta con le sue mille opzioni.

Ogni via, piazza e portico modenesi, nascondono storie antiche, lunghe tradizioni e un ‘eredità gastronomica che riesce ancora oggi a sopravvivere. Seppur infatti, tante storiche trattorie, come Oreste o Aldina, hanno perso i loro fondatori, non hanno perso la loro anima e riesco ancora a farti immergere in una realtà intima, semplice e a cullarti con dei sapori che sanno di casa. Allo stesso modo, sappiamo benissimo che Modena è anche sinonimo di innovazione e grande raffinatezza. Affianco all’insegna di Danilo o Aldina, i vicoli modenesi ospitano ristoranti dove si sviluppa un idea di cucina rivoluzionaria ma legata proprio a quei nomi. 

Dal fermento culinario iniziato per mano di Bottura, sono diverse le figure che lavorano per custodire la tradizione modenese dandole nuove vesti, capovolgendola, stravolgendola in un modo che sembra profano e provocatorio ma che in realtà punta a mantenerla in vita. Il nostro obiettivo era quello di esplorare entrambe le realtà, da quella tradizione allo stellato, fino al ristorante più fighetto. 

la trattoria,

Aldina

L’infinità dei linguaggi del cibo, la sua forza empatica, attrattiva e rigenerativa sono da sempre gli elementi ispirano e contraddistinguono il modo di e vivere la cucina di Luca Marchini. L’infinità dei linguaggi del cibo, la sua forza empatica, attrattiva e rigenerativa sono da sempre gli elementi ispirano e contraddistinguono il modo di e vivere la cucina di Luca Marchini.L’infinità dei linguaggi del cibo, la sua forza empatica, attrattiva e rigenerativa sono da sempre gli elementi ispirano e contraddistinguono il modo di e vivere la cucina di Luca Marchini.L’infinità dei linguaggi del cibo, la sua forza empatica, attrattiva e rigenerativa sono da sempre gli elementi ispirano e contraddistinguono il modo di e vivere la cucina di Luca Marchini. L’infinità dei linguaggi del cibo, la sua forza empatica, attrattiva e rigenerativa sono da sempre gli elementi ispirano e contraddistinguono il modo di e vivere la cucina di Luca Marchini.L’infinità dei linguaggi del cibo, la sua forza empatica, attrattiva e rigenerativa sono da sempre gli elementi ispirano e L’infinità dei linguaggi del cibo, la sua forza empatica, attrattiva e rigenerativa sono da sempre gli elementi ispirano e contraddistinguono il modo di e vivere la cucina di Luca Marchini.L’infinità dei linguaggi del cibo, la sua forza empatica, attrattiva e rigenerativa sono da sempre gli elementi ispirano eL’infinità dei linguaggi del cibo, la sua forza empatica, attrattiva e rigenerativa sono da sempre gli elementi ispirano e contraddistinguono il modo di e vivere la cucina di Luca Marchini.L’infinità dei linguaggi del cibo, la sua forza empatica, attrattiva e rigenerativa sono da sempre gli elementi ispirano e

lo stellato,

L’Erba del Re

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il ristorante moderno,

Oreste

Questo è il ristorante che è stato più dibattuto. Fino alla fine non eravamo sicure di voler privilegiare questo ristorante rispetto ad altri nomi storici della città. Era la nostra ultima sera ed erano ancora tanti i nomi sulla lista. Avevamo paura che non fosse in grado di raccontare qualcosa. Infatti, Oreste nasce bla bla per poi cambiare gestione giusto un paio di anni fa. Sentire che un luogo storico e cosi simbolico di una città sia stato sostituito da una nuova gestione che inoltre, sembra più orientata all’estetica che alla cucina, fa ovviamente storcere il naso. Per questo l’avevamo scartato. Tuttavia, ogni giorno passando per Piazza Roma, rimanevamo affascinate proprio da quell’estetica. Oreste brillava in dolci serate estive e la sua insegna luminosa rifletteva nella piazza l’immagine di un ristorante diverso. Schiere di tavolini apparecchiati elegantemente, bottiglie di rosato sui tavoli e una clientela che sembrava star vivendo una serata davvero magica, ci hanno alla fine sedotto e dopo giorni di ragù e lasagne, scegliamo di dargli una chance. Ed è cosi che ha avuto inizio una delle serate che ricordiamo come una favola. È una calda serata estiva perfetta per un vestito svolazzando e un calice fresco di lambrusco. Ci sediamo al tavolo e ci immergiamo improvvisamente in una serata che ci da subito la sensazione Avete presente la cena perfetta? la serata perfetta? ecco, Oreste ce l’ha regalata. Tutto era uno scorrere naturale di cose belle, che non volevi finissero mai. Intendiamoci, il cibo non era la priorità, ma uno delle tante tessere del mosaico che hanno reso la serata piacevole ma non ha sicuramente ne più ne meno peso degli altri. 

l’aperitivo

Da Enzo

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il mercato,

Mercato Albinelli

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